Palazzo Marchionale

Pubblicato il 10 gennaio 2026 alle ore 09:14

IL PALAZZO MARCHIONALE DELLA FAMIGLIA MILANO IN SAN GIORGIO (1)

ARTICOLO DI GIOVANNI RUSSO IN "L'ALBA DELLA PIANA GIUGNO 2019

Noto come Palazzo Milano, - dal nome della famiglia feudataria che, probabilmente, lo eresse - è di origine cinquecentesca ed ha legato la sua storia alle vicende di questo casato che detenne il territorio dal 1568 fino all’eversione della feudalità. Rappresenta uno dei richiami più autorevoli al proprio passato e, con la sua ormai snaturata imponenza, alimenta ugualmente nell’immaginario collettivo, suggestive rievocazioni, dove storia e leggenda spesso si mescolano e si fondono. Pochissimo ci è stato tramandato, dal punto di vista documentario, in quanto a origini e vicende che hanno caratterizzato la storia di questo austero edificio che si affaccia sulla piazza con la seicentesca “fontana bellissima”. Esso, assieme al castello, al quattrocentesco convento domenicano ed alla trecentesca chiesa dell’Annunziata, costituisce uno degli episodi più significativi di architettura civile con corte interna ed uno dei segni distintivi del passato sangiorgese. Quanto alla cronologia storica che possa inquadrare le vicende della cittadina e, particolarmente, del palazzo marchionale, non possiamo non ripercorrere quanto avvenuto a partire dall’avvento della famiglia Milano (2) nella Baronia di San Giorgio.

Giacomo Milano d’Alagno, secondogenito di Auxia, avendo servito con mirabile fede sia il re Ferdinando, sia Alfonso II che Ferdinando il giovane, oltre che essere grato al re Federico del cui Consiglio fece parte, vedendo che Marino Curiale, conte di Terranova che aveva avuto la Baronia di San Giorgio da Alfonso I d’Aragona, era sul punto di morte e senza figli, supplicò quest’ultimo re perchè alla morte del Curiale, gli venisse concessa detta Baronia di San Giorgio consistente nel castello, oltre le Terre ed i Casali di Polistena, Casignano, S. Donato, S. Marina, Pagliaforìo ed il feudo di Prateria, ecc. Re Federico, nel 1491, gli concesse un amplissimo Diploma ed, essendo poi succeduta la morte del Curiale il 4 aprile 1501, gliela donò. Scacciato, però, il re Federico dal Regno dal re Cattolico Ferdinando, Giacomo per dimostrare la sua fede, anche nelle cose avverse, volle seguire il suo Re che raggiunse il re Ludovico di Francia. Per tale causa, il Re Cattolico, per riconoscenza dei servigi fatti ed in conto delle paghe dovute nel 1502, assegnò la Baronia di San Giorgio a Consalvo Fernando di Cordova, detto il Gran Capitano, Viceré, e suo Capitano Generale, cui succedette la figlia Elvira che sposò in seconde nozze Ludovico Fernando di Cordova e, nel 1558, il figlio di lei Consalvo Ferdinando, duca di Sessa, che, poi, vendette la Baronia di San Giorgio unitamente a Terranova, Gioia e la Contea di Gerace al senatore Tommaso De Marinis. Successivamente, morto Giacomo Milano in Spagna, senza eredi, delle operazioni di recupero della perduta Baronia, se ne occuparono il fratello Baldassarre ed i suoi figli France sco e Nicola. Morto quest’ultimo, il suo primogenito Baldassarre Milano, nel 1568, ebbe, finalmente, la vertenza favorevole nella lite durata circa sessanta anni per il recupero dell’agognata Baro- nia. Benché Baldassarre avesse preteso, poi, la spettanza, oltre di detta Baronia con i relativi casali, anche quelli di Prateria, di Melicucco e parte della Giurisdizione criminale di Galatro, con sentenza del 1574, gli venne restituito il solo casale inabitato di Prateria. Morto Baldassarre nel 1579, suo figlio e di D. Laudonia Pignatelli, Giacomo Milano fu, per successione paterna, Signore delle Terre di San Giorgio e Polistena e, dal suo re Filippo II, il 18 febbraio 1593, con Privilegio registrato nella Real Segreteria, fu creato primo Marchese di San Giorgio. La costruzione del palazzo marchionale potrebbe essere avvenuta, pertanto, tra il 1568 ed il 1593, con successivi ampliamenti ed abbellimenti, come si potrà notare dalla stampa del Pacichelli(3) (1703) che evidenzia, particolarmente, la sontuosità dell’edificio rispetto a tutto il resto. Secondo Marchese di San Giorgio fu Baldassarre Milano, primogenito di Giacomo, celibe, cui successe, quale terzo nel titolo, Giovanni, suo fratello Giovanni che morì giovane lasciando la moglie, D. Elvira della Tolfa, gravida dell’altro Giovanni Milano, quarto marchese, che, sposato due volte con D. Placidia Franco di Postiglione prima e con D. Porzia Milanodopo, morì in Polistena nel 1667. A suo merito va ascritta la committenza della monumentale fontana di granito eretta nella piazza della città nel 1664. A succedergli fu il figlio primogenito Giacomo, uomo di lettere e di armi, quinto marchese di San Giorgio ma anche del Postiglione da dove, nel 1669, trasferì, con speciale privilegio del Re, il titolo di Marchese anche sopra la Terra di Polistena che ormai era divenuta la sede principale del casato, per la posizione viaria più favorevole rispetto a San Giorgio. Egli sposò, il 1° febbraio 1674 in Napoli, Beatrice Ventimiglia di Francesco, Marchese di Geraci Siculo. Una relazione (4), indirizzata da Domenico Antonio Sabatino al Consigliere D. Tommaso Caravita, datata Napoli 28 giugno 1669, così ebbe a riferire del palazzomarchionale di San Giorgio:

“...nella fine dell’habitato nel loco detto la Piazza se ritrova un largo piano, con una fontana in testa, nel quale sito è il luogo, dove l’Università tiene parlamento, nel principio del qual largo vi è un arco, appresso è la Casa Marchesale, confinante con le case di Franco Longo, e Giuseppe Turzuto, consistente in un’intrado con porta ornata di Pietre del Paese à sinistra, a destra del quale sono una stanza per parte coverta a travi appresso è un Cortigliolo piccolo, in testa è la grada di fabrica scoverta contiguo è la Calata della cantina, e salendo in detta scala s’impiana per una saletta, con intempiatura di tavole pittata, e frisi a fresco a sinistra la quale sono due Camere, et a destra due altre, nella 2a vi è un Gaifo sopra legnami, e da esso per grada di legname s’ha un belvedere, e dalla detta Camera s’entra in un’altra dalla quale per altra grada di legno si cala in un’altra stanza sotto d’essa ove è il forno, tutte le quali stanzedescritte sono coverte a tetto con tavolati sotto compartiti con foglietto e pavimento di mattoni. E da fuore detto Palazzo sotto d’esso vi sono due stanze in piano la Strada...”.

È da notare che non viene segnalata la Chiesa palatina di SanGiacomo Maggiore Apostolo perché fondata nel 1683 e benedetta nel 1684.

A detta chiesa, voluta per perpetuare il nome del fondatore Giacomo Milano.apparteneva la statua di San Giacomo, oggi conservata nella Chiesa Matricedell’Assunta, per la quale una polizza di pagamento di un compimento di 110 ducati, del 28 marzo 1685, pubblicata da Eduardo Nappi (5), assegnava la paternità allo scultore Vincenzo Ardia. Non mancò di sottolineare il ruolo e l’operadi Giacomo Milano, anche il già enunciato Carlo De Lellis(6) riferendo della sua magnanimità “in altre magnificentissime fabbriche fatte nelle stesse Terre [San Giorgio e Polistena], e particolarmentene i due maestosi Palaggi, i quali, come in una relatione di esse Terre s’esprime, per la loro grandezza non ricevono eguali in tutta la Provincia di Calabria, essendo capacissimi à trattenervi tre Corti per ciascheduno, delle maggiori dè più grandiosi Signori del Regno, e col trattenimento d’ogni più grandioso corteggio, senza che vi si possa imaginare un minimo incommodo, nè potendosi dare comodità in segno d’habitatione, che in essi à bastanza non si ritrovi...”. Tutto ciò venne confermato anche dal già citato abate Expilly che così tramandò:

“Giacomo Milano fece fare nelle sue Terre infiniti abbellimenti ed ornamenti di cui con grandissimo gusto e somma soddisfazione partecipavano anche i suoi fortunatissimi vassalli”.

Del palazzo così riferisce una inedita relazione su San Giorgio, della seconda metà del Seicento, che, a breve, sarà da noi interamente pubblicata: “

Tiene nel suo mezzo nobilissima Piazza, il di cui sinistro braccio viene terminato dal non men forte che comodo, e delitioso Palagio del Marchese Sig. di essa Terra. Ha il suo Cortile dalla parte Orientale, avanti del quale vi sta un piano attissimo al passeggio con fabrica difensiva da un precipitio verso l’Austro accomodata da giustatissime sedie. Termina il d.o pian con una fonte d’acqua freschissima giustamente all’incontro del d.o Cortile”.Probabile riferimento alla già citata fontana bellissima del 1664.

Morto Giacomo nel 1693, gli succedette l’unico figlio, Giovanni Domenico, che, fu insignito, nel 1693, del titolo diPrincipe del Sacro Romano Impero. Contrasse matrimonio con D. Luisa Gioeni nel 1696, e fece attribuire a San Giorgio il titolo di Città. Morto nel 1740, a lui seguì il figlio Giacomo Francesco Milano che, oltre ad essere Principe d’Ardore e del Sacro Romano Impero, Ambasciatore in Francia per conto del Regno di Napoli, fu anche clavicembalista della Cappella Musicale della Corte Polistenese, allievo del napoletano Francesco Durante e molto apprezzato anche da J.J. Rousseau(7) durante un concerto a Parigi.

Dopo il terremoto del1783, la conseguente eversione della feudalità e la vendita del palazzo Milano, poco o nulla è rimasto delle numerose opere d’arte che rende-vano lussuoso l’edificio di San Giorgio, trasferitein altre sedi. Non esiste più neanche la chiesa pa- latina di San Giacomo, venduta poi al can. C. Zappia.

 

Note:

1 Il presente testo, modificato solo da una piccola aggiunta, è corrispondente a quello presentato e distribuito dal FAI, durante le Giornate di Primavera, tenute a S. Giorgio Morgeto il 23 e 24 marzo 2019.

2 Circa la storia di tale famiglia, si rimanda alle opere di C. DE LELLIS, Descrittione della nobilissima famiglia Milano. Napoli, Nella stamperia di Marcantonio Ferri, M.DC.LXXXII (1682); DELLA CASA MILANO Libri quattro dedicati e consecrati dall’Abbate Expilly A.S.A. Giacomo IV°... In Parigi, Nella Stamperia di Giuseppe Barbou, alla Cicogna, nella Strada di San Giacomo, 1753. Per quanto relativo alla storia di S. Giorgio, si rimanda particolarmente a D. VALENSISE, Dell’origine e vicende di S. Giorgio Morgeto. Reggio Emilia, Tipografia di Giuseppe Degani, 1882; D. CANGEMI, Monografia di S. Giorgio Morgeto...Reggio Calabria, Stab. Tip. Ditta Luigi Ceruso fu Gius., 1886.

3 G.B. PACICHELLI, Il Regno di Napoli in pro spettiva, diviso in dodici Provincie. Parte Seconda. Napoli, Nella Stamperia di Dom. Ant. Parrino, 1703, p. 136-137.

4 G. RUSSO, San Giorgio nella relazione del 1669 redatta dal tabulario Domenico Antonio Sabatino ed inviata al consigliere d. Tommaso Caravita, in L’ALBA DELLA PIANA, Settembre 2017, pp. 17-20.

5 E. NAPPI, Ricerche sul ‘600 napoletano. Catalogo delle pubblicazioni edite dal 1883 al 1990, riguardanti le opere di architetti, pittori, scultori, marmorari ed intagliatori per i secoli XVI e XVIII, pagate tramite gli antichi banchi pubblici napoletani, numero monografico di “Ricerche sul ‘600 napoletano”. Milano, Eit. L.C., 1992, p. 115. Una scheda sul S. Giacomo viene firmata da Gian Giotto Borrelli in Sculture in lergno in Calabria dal Medioevo al Settecento, catalogo a cura di Pierluigi Leone De Castris. Napoli, Paparo, 2009, pp. 217-219.

6 C. DE LELLIS, Descrittione della nobilissima famiglia Milano... op. cit., pp. 58-59.

7 J.J. ROUSSEAU, voce Préluder, in Dictionnaire de musique, Parigi, Duchesne 1768: “C’est pa ce grand Art de Préluder que brillent en France lesexcellens Organistes, tells que son maintenant les sieurs Calvière & Daquin, surpasses, toutefois l’un et l’autre par M. le Prince d’Ardore, Ambassadeur de Naples lequel, pour la vivacité de l’invention & la force de l’exécution efface les plus illustres Ar- tistes & fait à Paris l’admiration des connoisseur