Il culto di San Giorgio e San Giacomo

Pubblicato il 9 gennaio 2026 alle ore 16:27

Nel corso dei secoli il culto di San Giorgio ha registrato un grande prestigio in tutta la cristianità. Nella sola Italia vi sono ben 21 Comuni che portano il suo nome, molti re si sono chiamati Giorgio. È patrono dell‟Inghilterra, di intere Regioni spagnole, del Portogallo, della Lituania; di città come Genova, Campobasso, Ferrara, Reggio Calabria e di centinaia di altre città e paesi. Forse nessun santo sin dall‟antichità ha riscosso tanta venerazione popolare, sia in Occidente che in Oriente; chiese dedicate a S. Giorgio esistevano a Gerusalemme e in tanti altri posti. Vari Ordini cavallereschi portano il suo nome e i suoi simboli. E‟ considerato il patrono dei cavalieri, degli armaioli, dei soldati, degli scouts, degli schermitori, della Cavalleria, degli arcieri, dei sellai; inoltre è invocato contro la peste, la lebbra, la sifilide, i serpenti velenosi, le malattie della testa e particolarmente nei paesi alle pendici del Vesuvio, contro le eruzioni del vulcano.

La figura di San Giorgio Martire è avvolta nel mistero, da secoli infatti gli studiosi cercano di stabilire chi veramente egli fosse, quando e dove sia vissuto; le poche notizie pervenute si trovano nella “Passio Georgii”. Giorgio sarebbe nato in Cappadocia ed era figlio di Geronzio persiano e Policronia cappadoce, che lo educarono cristianamente. Da adulto divenne tribuno dell‟armata dell‟imperatore di Persia Daciano, anche se per alcuni studiosi si tratta dell‟armata di Diocleziano (243-313) Imperatore dei romani, il quale con l‟editto del 303, prese a perseguitare i cristiani in tutto il regno.

Il tribuno Giorgio di Cappadocia arrestato per aver strappato l‟editto, dopo aver distribuito i suoi beni ai poveri, confessò davanti al tribunale dei persecutori la sua fede in Cristo; fu invitato ad abiurare e al suo rifiuto, come da prassi in quei tempi, fu sottoposto a spettacolari supplizi e poi buttato in carcere. Qui ha la visione del Signore che gli predice sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre volte la resurrezione. E qui la fantasia degli agiografi, spazia in episodi strabilianti, difficilmente credibili: vince il mago Atanasio che si converte ed è martirizzato, viene tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade e risuscita operando la conversione del "magister militum‟ Anatolio ecc.

Il culto per il martire iniziò quasi subito, come dimostrano i resti archeologici della Basilica a lui dedicata eretta qualche anno dopo la morte sulla sua tomba nel luogo del martirio a Lydda. La chiesa, purtroppo, fu distrutta intorno al 1100 dal sultano Saladino. La leggenda del drago comparve molti secoli dopo nel Medioevo. Jacopo da Varagine († 1293) nella sua “Leggenda Aurea”, fissa la sua figura come cavaliere eroico, che tanto influenzerà l‟ispirazione figurativa degli artisti successivi e la fantasia popolare.

In quel momento passò di lì il giovane cavaliere Giorgio, il quale, saputo dell'imminente sacrificio, tranquillizzò la principessa, promettendole il suo intervento per evitarle la brutale morte. Quando il drago uscì dalle acque, sprizzando fuoco e fumo dalle narici,Giorgio non si spaventò e lo trafisse con la sua lancia, ferendolo e facendolo cadere a terra. Poi disse alla principessa Silene di non aver timore e di avvolgere la sua cintura al collo del drago, il quale prese a seguirla docilmente come un cagnolino, verso la città. Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi, ma Giorgio li tranquillizzò dicendo loro di non aver timore poiché «Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro».

Allora il re e la popolazione si convertirono e il cavaliere uccise il drago e lo fece portare fuori dalla città trascinato da quattro paia di buoi.

La fantasia popolare e i miti greci di Perseo che uccide il mostro liberando la bella Andromeda, elevarono l‟eroico martire della Cappadocia a simbolo di Cristo, che sconfigge il male (demonio) rappresentato dal drago. I crociati furono affascinati dal martire santo guerriero, vedendo l‟uccisione del drago come la sconfitta dell‟Islam; e con Riccardo Cuor di Leone (1157-1199) San Giorgio venne invocato come protettore da tutti i combattenti.

Con i Normanni il culto del santo orientale si radicò in modo straordinario in Inghilterra e qualche secolo dopo nel 1348, re Edoardo III istituì il celebre grido di battaglia “Saint George for England”, istituendo l‟Ordine dei Cavalieri di San Giorgio o della Giarrettiera.

In tutto il Medioevo la figura di San Giorgio, il cui nome aveva tutt‟altro significato, cioè "agricoltore‟, divenne oggetto di una letteratura epica che gareggiava con i cicli bretone e carolingio. San Giorgio è onorato anche dai musulmani, che gli diedero l‟appellativo di „profeta‟. Gli ortodossi gli danno l‟appellativo di Megalomartire, per indicare la sua grandezza .

L ‟antica Morgetum, che ad opera dei monaci basiliani aveva una chiesa dedicata a San Giorgio, intorno all‟anno mille, cambia il nome in San Giorgio, attribuendo al santo la protezione da un attacco dei saraceni.

 

 

San Giacomo è detto “Maggiore” per distinguerlo dall‟apostolo di Gesù omonimo, Giacomo di Alfeo. Lui e suo fratello Giovanni sono figli di Zebedeo, pescatore in Betsaida, sul lago di Tiberiade. Con Pietro sarà testimone della Trasfigurazione, della risurrezione della figlia di Giairo e della notte al Getsemani. Conosciamo anche la loro madre Salome, tra le cui virtù non sovrabbonda il tatto. Chiede infatti a Gesù posti speciali nel suo regno per i figli, che si dicono pronti a bere il calice che Egli berrà. Così, ecco che: "Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono". Gesù spiega che il Figlio dell‟uomo "è venuto non per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti". Giacomo berrà quel calice: è il primo apostolo martire, nella primavera dell‟anno 42. "Il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni". L’ultima notizia del Nuovo Testamento su Giacomo il Maggiore è appunto questa: il suo martirio. S Secoli dopo, nascono su di lui tradizioni e leggende. Si dice che avrebbe predicato il Van-gelo in Spagna.

Quando poi quel Paese cade in mano araba, si afferma che il corpo di San Giacomo (Santiago in spagnolo) è stato prodigiosamente portato nel nord-ovest della Spagna e seppellito nel luogo poi notissimo come Santiago de Compostela. Nell‟angoscia dell‟occupazione, gli si tributa un culto fiducioso e appassionato, facendo di lui il sostegno degli oppressi e addirittura un combattente invincibile. La fede nella sua protezione è uno stimolo enorme in quelle prove durissime. Tutto questo ha un riverbero sull'Europa cristiana, che già nel X secolo inizia i pellegrinaggi a Compostela. Ciò che attrae non sono le antiche tradizioni sul santo in Spagna, ma soprattutto il senso del pellegrinaggio a cui è legata figura del santo. Nel 1989 hanno rivalutato il “Cammino di Compostela” Giovanni Paolo II e migliaia di giovani da tutto il mondo.

Nel mondo cristiano sono esistite due forme di pellegrinaggio, in seguito collegate e fuse tra loro: il pellegrinaggio devozionale e il pellegrinaggio penitenziale.

Il primo esiste fin dall'epoca paleocristiana e faceva parte del processo di conversione: per liberarsi dalle ansie e dalle tensioni del mondo si partiva verso Gerusalemme, dove si viveva da "stranieri", da "esuli" (secondo l'etimologia del termine "pellegrino"), magari fino al resto della propria vita. Il pellegrinaggio penitenziale, o espiatorio, invece ha origini più tarde, legate a tradi zioni di origini insulari, dove si diffuse nel medioevo per venire poi esportato nel continente europeo dai missionari nel VI e VII secolo. Esso era originaria mente una forma di dura condanna verso una colpa molto grave, nella quale incorrevano soprattutto gli ecclesiastici, non essendo essi sottomessi al diritto dei laici. Il reo era condannato a vagabondare in continuazione, per terre sconosciute e pericolose, vivendo nella povertà grazie solo alle elemosine, impossibilitato a stabilizzarsi altrove, lavorare er ifarsi una vita, in tutto simile alla vita fatta da Caino dopo l'omicidio di Abele.

L e prime notizie di pellegrinaggi penitenziali diretti a una specifica meta risalgono all'VIII secolo. I pellegrini avevano anche alcuni segni che li contraddistin- guevano: il bastone (detto bordone), la bisaccia e i segni del santuario verso il quale si era diretti o dal quale si tornava, ben in vista sul copricapo o sul mantello. Ai pellegrinaggi verso Roma e la Terrasanta nel corso dell'XI secolo la potente abbazia di Cluny si fece promotrice di un'altra destinazione, la città di Santiago di Compostela in Galizia, dove esisteva la tomba dell'apostolo Giacomo che diventò un luogo frequentatissimo per chi desiderava espiare le proprie colpe e fare un cammino di conversione. Ognuno portava ben in evidenza con se‟ il ricordo del luogo, una conchiglia, simbolo di vita e di rinascita. Ancora oggi è possibile ripercorre- re molti chilometri dell‟antico cammino che dalla Francia alla Spagna portavano i pellegrini nella Galizia.

Il nome della città – che ha origini celtiche – viene fatto derivare da Giacomo il Maggiore, apostolo e martire del Cristianesimo e dal termine Compostela (o Campostela, in latino campus stellae) che significa campo della stella; la città viene talvolta citata anche come "San Giacomo del campo della stella".

 

San Giacomo è assieme a San Giorgio, il protettore di San Giorgio Morgeto. Il borgo è uno dei pochissimi paesi del meridione che può vantare il culto dell‟apostolo Giacomo il Maggiore, probabilmente “importato” da un signore del tempo, come recita un‟antica canzone religiosa tradizionale, mischiata con credenze tipiche di antica origine:

“Japicu bellu e ‘dduve sei ‘venuto

chi di li pedalini fu portatu

pemmu portamu avvui

‘nci vozzi aiutu.

Genti di conomia e di gran costatu.

Si misi lu marchesi pe aiuto

e a san Giorgio lu vozzi portatu.

Se di lu jornu vostru non chioviti

miseri ‘ndi voliti abbandonati.

Li foresteri apposta su venuti

mu vennu asciutti e mu vannu vagnati.

E quando di la chiesa vui nesciti

li campani allarmi su sonati.

E quando a la chiesa vui trasiti

lu paradiso ‘nterra calati.

Supra la vostra vara curuji e sguti

chi bella divozioni chi portati.

A ‘nnui nu morzu l’unu ‘ndi spartiti.

Chi bella devozioni ‘ndi portati

Japicu di Galizia vi chiamati.”